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La cava frana e la cava imbuto: un esemplare recupero ambientale
L'area della Cava frana e Cava imbuto è strettamente legata alla storia aziendale; infatti,
immediatamente a monte del costruendo sbarramento, vennero estratti e lavorati gli inerti per il
calcestruzzo della diga di San Giacomo.

Terminata l'opera impianti e macchinari vennero smontati, ma sul territorio resto la traccia
profonda di quell'intervento. Un segno del lavoro che nel tempo, mutando la sensibilità, e
apparso anche come una ferita nell'ambiente. Ancora più evidente, da quando (era il 1978) tutta la
Val Fraele fu inserita nel Parco Nazionale dello Stelvio. dai responsabili del Parco ci venne
a più riprese segnalata l'esigenza di fare qualcosa poiché il versante ormai degradato, impediva lo
spontaneo ricostituirsi della naturale copertura vegetale. Infine le due cave interrompono l'unico
corridoio naturale agevolmente percorribile dagli ungulati creando ostacoli alle migrazioni tra il
Parco Nazionale dello Stelvio e il contiguo Parco Nazionale dell'Engadina.
L’esigenza di poter gestire nella massima flessibilità l’invaso di Cancano portò l’AEM a
decidere di costruire un nuovo canale interamente in galleria lungo circa 15 km in grado di
convogliare le acque provenienti dai torrenti della Val Viola.
Uno dei principali problemi posti dallo scavo di gallerie e la collocazione dei materiali di
risulta: le quantità stimate per il Nuovo Canale Viola erano di circa 240.000 metri cubi
Come molto spesso accade la risoluzione di problemi complessi sta in una semplice ma felice
intuizione: "...e se mettessimo tutto lo smarino nella Cava frana?". Ma l'intuizione iniziale si è
completata con un ulteriore idea: "...e se ricostruissimo il pendio esattamente come era?...e
studiassimo come ricostituire la vegetazione come era?" In altri termini si sviluppo l'idea di
rinaturalizzare area.
Dalla iniziale intuizione è quindi nato quest'intervento, strettamente collegato al Nuovo
Canale Viola, ma che al tempo stesso è il più importante evento di rinaturalizzazione programmato
in Alta Valtellina, in un area dove la risorsa ambientale è fattore di sviluppo economico.
Oggi, che il Nuovo Canale Viola è funzionante possiamo dire che quel progetto così ambizioso
si è realizzato; terminata questa fase, saranno necessari altri 5 anni di interventi mirati per
completare la sistemazione paesaggistica ambientale e per garantire lo sviluppo.
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